La fatica fisica produce la fatica mentale, che a sua volta accresce la fatica fisica: è una situazione ben conosciuta da chi pratica uno sport e spreme fino all'esaurimento il proprio fisico prima di cedere.
Un esercizio intenso porta all'alterazione dello stato di benessere fisico e la stanchezza mentale molto speso produce il desiderio psicologico di interrompere la gara.
Le cause della crisi di affaticamento possono essere riassunte in:
- Crisi da acido lattico (aumento nei muscoli di a.l.) per sforzo superiore alle proprie possibilità...
- Crisi da esaurimento glicogeno per consumo di carboidrati superiore alla quantità disponibile...
- Crisi da disidratazione per aumento della sudorazione...
- Crisi da squilibrio elettrolitico per eccessiva perdita di sodio e altri elettroliti...
- Crisi da ipertermia per aumento della temperatura corporea perché
- non si suda più
I tecnici distinguono due tipi di fatica:
- la fatica periferica, data da un insieme di sensazioni di origine fisica, poiché nelle fibre muscolari si producono alterazioni biochimiche che il cervello registra passivamente come percezione cosciente di fatica periferica;
- la fatica bi-direzionale, data, oltre che da componenti fisiche, da fattori emotivi e cognitivi, che a loro volta provocano codificazioni periferiche.
Sappiamo inoltre che il rapporto individuale con la fatica è strettamente collegato ad aspetti culturali e sociali (si fa l'esempio degli sherpa e della loro resistenza agli stati estremi di fatica rispetto alla tenuta degli alpinisti occidentali).
Graziella Dragoni