Fare il personal trainer è appassionante e coinvolgente perché consente di creare relazioni ed entrare in contatto con le persone, aiutandole a raggiungere i propri obiettivi.
La conoscenza delle tecniche di allenamento, dei principi dell'alimentazione, della fisiologia, della corretta postura e della bio-meccanica applicata agli esercizi è indispensabile in questo lavoro.
Sono molto importanti anche l'abilità imprenditoriale e una certa predisposizione alle relazioni interpersonali, da coltivare e migliorare attraverso lo studio dei principi della comunicazione. Le parole creano immagini che attivano processi mentali e interagiscono con il mondo dell altro. Secondo le parole che usiamo, e di come le usiamo, possiamo essere più o meno efficaci. Prima di scegliere la forma della comunicazione necessario individuare il profilo del nostro interlocutore attraverso l'osservazione del comportamento e del suo linguaggio. Tutti noi rientriamo all'interno di fondamentali modelli comportamentali derivanti dall'interiorizzazione delle nostre esperienze di vita e dai principi a cui facciamo riferimento.
Uno dei primi elementi di valutazione per comprendere il nostro interlocutore e orientare il miglior approccio è capire se ci troviamo di fronte a una persona tendenzialmente proattiva o tendenzialmente reattiva.
La persona pro-attiva è quella che si sente maggiormente protagonista della propria vita e pensa di essere responsabile dell'esperienza che sta attraversando. Chi rientra in questa categoria parla in prima persona facendo riferimento alle proprie scelte e usa spesso termini come "Io ho fatto" , "Io ho deciso" , "Io desidero" . Prende decisioni molto velocemente prediligendo un mondo di pensare sintetico.
Al contrario, il linguaggio della persona tendenzialmente reattiva tende a esonerarla da qualsiasi tipo di responsabilità , svelando un modo di pensare alla propria esistenza come una conseguenza di inevitabili eventi esterni. Il reattivo pone l'accento continuamente su una condizione subordinata e completamente fuori dal proprio controllo, con frasi del tipo: "Non posso farci niente" , "Sono fatto così" , "Devo..." , "Se soltanto..." .
Classificare secondo queste due categorie non ci serve per conoscere realmente le persone e tantomeno non deve rappresentare un giudizio di valore su di loro. Ci serve sostanzialmente a capire i loro comportamenti per adottare una corretta strategia di comunicazione in grado di aiutarle efficacemente a raggiungere i loro obiettivi. Per un PT sbagliare l'approccio comunicativo non solo può rallentare i risultati o vanificare le giuste scelte tecniche ma può determinare la perdita dl cliente che non si sente adeguatamente supportato a trovare la giusta motivazione.
Ad esempio, con un cliente proattivo dovremo lavorare su un rapido e deciso stimolo motivazionale, senza scendere troppo nel dettaglio tecnico: una modalit del tipo "Fallo e basta!" , spronandolo con traguardi ambiziosi e affermazioni piuttosto decise e concrete con una forte spinta all'azione.
Se usaste il medesimo metodo con il cliente reattivo, rischiereste di perderlo dopo poche sedute. Egli una persona apparentemente indecisa con la necessità di capire bene quello che sta facendo e di analizzare approfonditamente la situazione. Occorre prendere in considerazione varie metodologie di lavoro ed elaborare un programma dettagliato e condiviso, frutto di un confronto attento e razionale. Il cliente reattivo ha bisogno di essere convinto da motivazioni più che valide e tenderà sempre a cercare la rassicurazione di validi argomenti in tutto quello che gli sarà proposto. Prenderlo per mano, esaminando con lui pro e contro delle eventuali strategie di allenamento è indispensabile per ottenere risultati.